Stamattina mi alzo, come al solito, ancora impastata di sonno e blandamente in grado di intendere e volere. Mi dirigo verso il bagno e mi ritrovo in qualche modo davanti al lavandino. L’acqua fredda, che sto usando per lavarmi la faccia, mi sveglia.
Distrattamente alzo lo sguardo e vedo allo specchio una vecchia che mi fissa dritto nelle palle degli occhi… Oh mamma mia! Ma chi è? Sono proprio io?
Non so se avete mai provato questa sensazione un po’ estraniante, quando l’immagine “interna” che abbiamo di noi stessi, consolatoria e sempre al meglio, si sgretola dolorosamente davanti all’immagine cruda e reale che uno specchio spietato ci mostra inesorabilmente…
A me stamattina è successo proprio così e senza pensare, proprio come un automa ho raddrizzato la schiena e ho spalancato gli occhi mentre allungavo collo e mento, nella vana speranza di avvicinarmi un po’ di più ad un’immagine di me migliore, più giovane e bella di quella che vedevo allo specchio. Pia illusione.
Appena mi sono resa conto dei miei maldestri tentativi, ho avuto un dejà vu: mi è tornata in mente l’immagine di me adolescente, mentre mi guardavo allo specchio e cercavo di tirare in dentro una pancetta tanto insopportabile quanto inesistente.
Mi è tornata in mente l’immagine di me neomamma, mentre guardavo il riflesso di quelle smagliature e di quella pancia cadente come se fosse la fine del mondo, come fosse una condanna senza possibilità di riscatto. E come se la mia possibilità di felicità futura ne fosse compromessa.
E quel profondo sconforto quando verso i trenta ho scoperto di avere superato i 64 chili? Facevo di tutto per nascondere sotto i vestiti quanta più ciccia possibile.
Ma quale ciccia? Quali smagliature? Cosa darei adesso per tornare a pesare solo 64 chili! Cosa darei per tornare a 20 chili fa, a 20 anni fa!
Insomma, non so voi, ma quando ripenso al rapporto che ho avuto con l’estetica del mio corpo nel corso degli anni, mi rivedo come una persona mai contenta, con l’attenzione puntata sul particolare spiacevole piuttosto che sui dieci, cento piacevoli. E alla triste rincorsa di una forma fisica migliore, ostacolata da scuse e dalla paura che conseguirla costi troppi soldi, che richieda troppa fatica, che sia troppo impegno. Di non essere capace di farcela.
Ed in particolare, da un po’ di tempo a questa parte, mi rivedo una persona anche piuttosto preoccupata dai segni del tempo che passa, dai segni cosiddetti dell’età. Avete presente quelle rughette che si approfondiscono ogni giorno di più, quelle macchie che iniziano a comparire sul viso, e quell’incarnato sempre più spento, sempre meno elastico, che fa pandant col mal di schiena, gli occhiali da presbite e le ginocchia sempre più inaffidabili?
Inconsapevolmente, o perlomeno superficialmente, l’illusione è quella che, il riuscire a fermare o nascondere quei segni, possa fermare il tempo.
La speranza è quella di riuscire a nascondere la paura di invecchiare, quella di allontanare lo spauracchio della fine. Come se fosse possibile. Quando in realtà sappiamo che non è neppure prevedibile.
La felicità arriva sempre in ritardo?
Questo è quello che pensavo stamattina, davanti allo specchio, mentre raddrizzavo la schiena e allungavo collo e mento. E in quel momento ho avuto una intuizione, limpida e cristallina.
Come posso credere che sarei felice se tornassi a 20 chili, a 20 anni fa, se 20 chili e 20 anni fa felice non ero? Cosa penserò fra 10, 20 anni, ricordando il mio sconforto di oggi? Se oggi rimpiango la pancia inesistente e i 64 chili di vent’anni fa, fra 20 anni rimpiangerò questo volto che adesso mi sembra invecchiato, questo sguardo che mi appare spento?
Cosa impedirà alla me di domani di guardarsi indietro e pensare la stessa cosa?
Sono dentro ad un circolo vizioso! La felicità sembra sempre arrivare con vent’anni di ritardo. Come riuscire ad essere felice adesso?
La felicità dipende da dove poso lo sguardo
La realtà di oggi è semplicemente che ho sessant’anni, che peso 84 chili, che sto bene, che ho un marito in salute, tre figli, un nipote e anche una gatta. Se questo mi rende o mi renderà felice o insoddisfatta dipende e dipenderà esclusivamente su dove poso la mia attenzione, su cosa mi soffermo. Se nutro pensieri di mancanza per quello che ho perduto, o se nutro pensieri di gratitudine per quello che ho.
Perché quando riesco a non prendere sul serio le mie paure per lasciare lo spazio a pensieri piacevoli, sono più felice.
E quando guardo la realtà con uno sguardo più obiettivo, che oltre alle rughe mi mostra le persone amate che ho intorno, oltre ai chili mi mostra ciò che del mio fisico funziona ancora bene, vivo una vita più piacevole e serena. E posso essere più consapevole delle infinite possibilità che ho e avrò di creare cose belle, posso avere maggior fiducia nella mia capacità di progettare per il futuro ciò che mi appassiona e, perché no, riuscirci!
E l’avere uno sguardo più obiettivo, capace di vedere la realtà per quello che è, mi libera dai pensieri limitanti e mi permette di occuparmene, qualunque siano le sue difficoltà, le sue opportunità, le sue sfide, le sue fatiche.
Perché non ha importanza pesare 50, 70, 90 chili, avere 20, 40, 60 o 80 anni, avere i capelli bianchi o neri o non averli affatto: in qualunque punto ci si trovi, qualunque sia la realtà, possiamo evitare di preoccuparci e iniziare semplicemente ad occuparcene, perché la verità è che la felicità sarà sempre e solo a un pensiero di distanza!
Wow fantastico Valeria.
Quante volte ho fatto e faccio gli stessi tuoi pensieri, pare che non ho l’esclusiva del sentirmi mai felice con il peso, gli anni del momento. E come dici tu, in verità è un’esperienza sgradevole limitata nel tempo, soprattutto quando vedo che ha a che fare su dove porto attenzione.
Grazie Valeria per aver descritto così bene cosa siamo capaci a fare con il nostro pensare.
Buone creazioni, Agnese
Mi sono fatta delle risate goduriose mentre ti leggevo. E mentre ridevo ho riflettuto. E mentre riflettevo divertita ho visto la profondità della tua realizzazione. Che è semplicemente SPLENDIDA. Grazie Valeria!
Mi sono divertita leggendoti. Più di una volta ho sorriso ed ho sentito una profonda verità nelle tue parole.
È sempre bello ricordarsi come funzioniamo perchè ogni volta si apre uno uno Spazio in più per accorgerci che possiamo scegliere di essere felici.
Grazie Valeria!
Un grande abbraccio a te Chiara e Alessandro che hanno aperto le danze a così tanta bellezza.
Marzia Gnoni