Oggi voglio raccontarvi una storia basata su fatti reali, con nomi cambiati. É La storia di Isabella che fa la sua prima esperienza di perdita e di sua mamma Marta che si trova in quella posizione in cui tutti prima o poi ci troviamo: quella di ascoltare chi è triste e sconfitto a trovare un senso a quello che non comprende.
La tristezza di Isabella
Isabella è una ragazza di 13 anni. Oggi è tornata a casa con il viso triste. Isabella ha una migliore amica Miriam, abitano vicine, sono cresciute assieme e sono da sempre affiatatissime. Ma Miriam non è più interessata ai loro giochi e alle loro confidenze. Preferisce passare il proprio tempo con un altro gruppo di ragazze della loro classe, al telefono, tra chiamate e messaggi, oppure ritrovandosi in città, per girare dei video che poi postano sui social. I genitori di Isabella fino ad oggi non le hanno dato il permesso di avere dei profili social.
Isabella ama lo sport, si allena in piscina 4 volte a settimana, adora ascoltare musica ed è molto interessata alla medicina. La sua vita è ricca, ma le manca la sua amica, e in sua assenza non vede un modo per integrarsi in un gruppo di compagni di classe con cui sente di avere davvero poco da condividere.
Appena solca la porta di casa di rientro dall’allenamento in piscina, Isabella si imbatte in Marta, la sua mamma. Sono le 18.00 e Marta ha fatto i salti mortali per tornare dal lavoro con la spesa fatta. Ha in programma la cena preferita di Isabella, e una “serata film sul divano” da condividere con tutta la famiglia. Ma nota subito la tristezza negli occhi della figlia. Ormai sono anni che la sua “bambina” non si rifugia tra le sue braccia come faceva da piccola, ma fortunatamente questo non ha impedito loro di trovare un modo diverso per comunicare. Marta mette in frigo le cose essenziali e poi lasciando la spesa da sistemare prende la mano della figlia e si rifugia con lei sotto la coperta del divano. Tenendo stretta la mano della mamma Isabella si lascia andare ad un: “Sono sola, nessuno mi vuole”. Si beh, un po’ eccessivo forse, e neppure esaustivo, ma almeno la frase dà il via al racconto di Isabella che con lunghe pause riesce a tirare fuori il fatto che Miriam se n’è andata via da lei e che lei sente che non riuscirà mai più a farsi degli amici.
Marta la ascolta attentamente, in silenzio, poi prende la parola.

Il saggezza di Marta
Marta racconta alla figlia di come alcuni anni prima si fosse imbattuta nella citazione del filosofo seicentesco Sir Francis Bacon. La citazione diceva così:
È un cattivo esploratore colui che crede che non ci sia terra perché vede soltanto mare.
La madre condivide con sua figlia di quanto questa frase sia corsa in supporto molte volte nella vita, specialmente nei momenti di buio e tristezza.
È una frase che a Marta restituisce il sapore della lentezza, della pazienza, della fiducia in se stessa e della capacità di mantenere il focus su ciò che vuole veramente, anche quando non abbiamo idea di cosa fare. Marta ricorda con la figlia allora uno di quei momenti, forse il più duro anche da condividere con un figlio e le dice:
– Lo sai che alcuni anni fa io e papà ci siamo trovati in un momento di grande difficoltà? Non andavamo d’accordo, c’era costantemente occasione di litigare, di esser critici l’uno con l’altro. Non ci riservavamo momenti per noi, non facevamo assieme le cose che entrambi amiamo. In quel momento Isabella ho creduto che non ci sarebbe stato futuro. Cercavo di impegnarmi, di essere carina, ma ogni volta finivamo in una situazione spiacevole di tensione. E giorno dopo giorno mi sono convinta che avevo fatto il massimo, non c’era più speranza, andava solo accettata la fine del nostro matrimonio. Ma una mattina mi è risuonata forte una domanda: che cosa vuoi veramente? Io amavo papà, come lo amo oggi. Volevo condividere con lui una vita felice. Quella mattina mi è tornata in mente questa citazione: È un cattivo esploratore colui che crede che non ci sia terra perché vede soltanto mare. Allora pensai che se anche in quel momento non vedevo una soluzione, forse l’avrei vista domani, l’importante era continuare a guardare nella direzione giusta: una vita felice assieme.
Isabella rimane stupita di sentire che anche sua madre si è sentita come lei adesso. E non può fare a meno di chiederle come è riuscita ad andare avanti e come sono riusciuti lei e suo papà a sistemare le cose.
Marta le risponde che quello che ha funzionato è stato fare cose diverse rispetto a quanto fatto fino a quel momento. Ha funzionato tentando, fallendo, riprovando. E pian piano le poche giornate buone sono diventate sempre più numerose, e lei e il papà di Isabella hanno recuperato il piacere di stare assieme.
Cerca il cambiamento dentro
Sapete perché oggi vi parlo di questa storia? Perché per me, quando ci capitano cose nella vita alle quali non riusciamo subito a dare un senso, non è una questione di fede, di speranza, che è pur sempre positivo ci siano nella vita. Quando il nostro piccolo o grande mondo cambia per me è importante più che aspettare un cambiamento che, se sono fortunata, capita lì fuori, mettermi alla ricerca di quel cambiamento che accade dentro di me e che una volta che intuisco sia quello giusto, inizio a navigare in quella direzione.
Mi sono scoperta più volte a sperimentare frustrazione credendo di dover già avere tutti gli strumenti per vedere un quadro completo, avere una chiave di lettura piena di una situazione, o idee brillanti per trovare una soluzione, persino quando mi sono sentita persa. Ma a volte semplicemente ci è richiesto di focalizzarci su ciò che davvero desideriamo nella nostra vita… e lasciare che le soluzioni si presentino a noi. Perché le soluzioni arrivano, ma non sempre nel momento esatto in cui noi le vogliamo.
Se fossi stata in quella stanza con Isabella, nonostante la sua giovane età, forse quello che le avrei chiesto sarebbe stato questo:
Isabella quali sono le cose davvero importanti per te? Magari è trovare un modo nuovo per passare il tempo con Miriam? Oppure è trovare degli amici con cui condividere le tue passioni? E cosa puoi provare a fare per andare in questa direzione?
La vita è in costante cambiamento, il cambiamento va cavalcato, porta novità, ridefinisce equilibri, porta una ventata di aria fresca, piacevole quanto la brezza del mare.
L’idea che la terra sia lì ad aspettarci anche se negata ai nostri occhi (pieni di mare) restituisce una grandissima fiducia. La fiducia di ciò che è: la nostra mente ci consente di attingere costantemente a nuove informazioni ed interconnessioni, è un processo costante, senza fine e meraviglioso. E a volte per trovare nuova terra dobbiamo goderci il mare… che non sempre è un luogo spaventoso… anche se in vista non c’è ancora terra.
E voi che ne pensate?
E voi cari lettori, vi siete mai trovati a credere che in una situazione non ci fosse speranza perché non avevate già pronta la soluzione? E cosa vi evoca questa citazione e questo racconto?
Un grande abbraccio, al prossimo articolo.
“quali sono le cose davvero importanti per te?”
Questa frase è un’ottima bussola quando mi sento perso in alto mare e senza terraferma all’orizzonte.
Grazie Sonia per aver condiviso una storia semplice e che è vera per tanti di noi ogni giorno.
Grazie a te Agnese
Nel leggere questo articolo ho pensato a tutte le persone che amo che hanno figli che stanno crescendo in questo periodo. Ho pensato a tutte quelle volte in cui noi vogliamo delle cose e le persone che abbiamo sempre frequentato voglio cose molto diverse. Ho immaginato delle conversazioni fatte da noi “adulti” ai ragazzi e alle ragazze più giovani. E mi sono emozionata nel pensare che sarebbe stato quello che avrei più e più volte avuto bisogno di sentire da chi di strada ne aveva fatta più di me. In realtà io ho avuto dei genitori e un paio di adulti importanti per me, che a modo loro, queste cose, me le hanno dette. Ma ho pensato “perchè non fare delle conversazioni rivolte ai ragazzi su questi temi?”… potremmo pensarci nel prossimo futuro…Che ne dici Sonia?