Era un pomeriggio assolato di tanti anni fa ed io ero una delle partecipanti ad un corso di Clownterapia. Ricordo ancora gli insegnanti avvicinarsi a noi e comunicarci che avremmo utilizzato le ore pomeridiane per fare degli esercizi che avrebbero aumentato la nostra fiducia nel gruppo e ci avrebbero fatto imparare a gestire il rifiuto.
– Il rifiuto? – pensai perplessa tra me e me.
La spiegazione non si fece attendere…
– Molto spesso chi è malato e/o vive una situazione di forte sofferenza, anche solo emotiva, non vorrà avere a che fare con voi…vi rifiuterà. Dovete tenerlo a mente e saper gestire la situazione. –
Ricordo ancora uno dei tanti esercizi che ci fecero fare. Divisero il gruppo dei partecipanti in due sottogruppi. Al primo chiesero di formare un cerchio e di immaginare di essere dei cittadini che dovevano difendere la loro città, i loro figli, i loro valori da persone che volevano entrarvi, al secondo dissero invece di pensare che la loro salvezza dipendeva proprio dall’entrare in quella città… Il secondo sottogruppo circondava dall’esterno il primo. Nessuno poteva parlare, ci si poteva solo guardare negli occhi. In sottofondo c’era una musica veramente straziante.
Cosa accadde? Quando fu il mio turno di difendere la città, alla fine, proprio nell’ultimo secondo utile prima che la musica si interrompesse, feci entrare la persona che stava davanti a me. Quando i ruoli si invertirono, io non ebbi la stessa fortuna, rimasi fuori…fui una dei pochi a rimanere fuori dalla città immaginaria. Ci rimasi malissimo, paradossalmente per me, a lasciarmi fuori era stata la persona che io poco prima avevo fatto entrare e non solo, era anche una delle partecipanti con cui avevo legato di più…Mi sentii rifiutata, esclusa. Ancora oggi ricordo in maniera precisa quella sensazione simile ad una stilettata al cuore.
Spesso quest’episodio, successo veramente tanti anni fa, mi ritorna alla mente quando qualcuno mi racconta di come sul posto di lavoro i complimenti, i “primi posti” siano riservati ai suoi colleghi, mentre il lavoro urgente ed in orari scomodi vengano affibbiati sempre a lui. Oppure quando qualcun altro mi racconta il suo rammarico perché persone a lui/lei care si confidano con altri e non con lui/lei. A volte ripenso a chi mi racconta del dispiacere che sente quando gli amici si scambiano inviti, telefonate tenendolo/a all’oscuro di tutto. L’elenco potrebbe continuare all’infinito…

Penso che tutti questi episodi abbiamo un comun denominatore: la sensazione del rifiuto, del non essere scelti, dell’essere scartati. A volte proviamo quest’emozione più spesso di quanto vorremmo e, secondo me, rientra tra quelle che vorremmo scomparissero all’istante. Quando ciò accade ci sentiamo feriti, a volte pensiamo di non esser stati rispettati o di aver subito una vera e propria ingiustizia, in altri ci sentiamo non valorizzati, magari in campo professionale, non amati o non capiti in ambito familiare e sociale. Una cosa è certa, non capiamo le ragioni dell’altro, non le troviamo giuste e in ultima analisi abbiamo una pessima sensazione.
Varie sono le reazioni che si provano sentendosi rifiutati, esclusi… c’è chi si arrabbia, ma tiene tutta questa rabbia solo per sé trasformandola in insoddisfazione… c’è chi la comunica al diretto interessato/a… c’ è chi vorrebbe che gli scivolasse addosso, perché sa che sono cose che possono accadere, ma proprio non ci riesce e quindi crea nella sua testa quella che io definisco la lista nera delle azioni da far scontare all’ altro/a.
C’è chi rimane dispiaciuto, chi si sente ferito e rimane in un angolo a leccarsi le ferite evitando di esporsi nuovamente a simili situazioni. Anche qui l’elenco potrebbe continuare.
E voi come reagite? …Io per lo più rimango dispiaciuta e, soprattutto in passato, le risposte che desideravo dare o più che altro le domande per avere dei chiarimenti dai diretti interessati spesso aleggiavano solo nella mia testa.
UNA NUOVA PROSPETTIVA
So che non esiste la fatina delle intuizioni e delle nuove prospettive, ma se mai fosse esistita la preghiera che le avrei rivolto, diverso tempo fa, sarebbe stata proprio questa:
– Fammi vedere di più su questo tipo di sensazione…–
Conoscendo i Principi so che ogni sensazione è generata da ciò che sto pensando e ovviamente questo vale anche per il rifiuto, ma proprio sapendo questo volevo vedere qualcosa in più…
ALCUNE CONSIDERAZIONI
Questo è quanto mi è venuto in mente:
- Tutti noi vogliamo avere libertà di scelta, ma nessuno vuole sentirsi escluso. Tutti o almeno la maggior parte delle persone che ascolto vorrebbero poter scegliere, dire o fare qualcosa senza avere sensi di colpa e senza il timore di deludere qualcuno o lederne la sensibilità. Quando ho notato questo mi è venuto da sorridere, perché in fondo è una contraddizione in termini. E come se le regole del gioco dovessero cambiare a seconda del fatto che siamo noi quelli che devono scegliere o quelli che devono essere scelti.
- A volte ci sentiamo rifiutati o esclusi di default. Mi spiego meglio. Immaginiamo di scoprire che una persona per noi cara ed importante abbia deciso di tenerci all’oscuro di qualcosa, di non raccontarcela o non coinvolgerci in un determinato progetto…Potremmo sentirci esclusi, rifiutati e questo dipenderà sempre dal nostro pensiero del momento, ma a volte questo accade talmente velocemente che non ci rendiamo conto che, per esempio, la persona aveva voglia di sfogarsi, di parlare o voleva realizzare qualcosa e noi non avevamo tempo o anzi proprio non amiamo quel tipo di conversazioni o di progetti, quindi è stata una grazia che lo abbia fatto con altri.
Se tu avessi un negozio di abbigliamento e qualcuno stesse cercando del pane non ti sentiresti offeso, rifiutato se questo non entrasse nel tuo negozio visto che sta cercando del pane: invece noi spesso facciamo questo. Vogliamo che le persone ci scelgano, punto. A volte poi vogliamo rendere delle connessioni con alcune persone ancora più strette, per esempio trasformare delle conoscenze in amicizie ecc., ma non riuscendo a farlo ci sentiamo rifiutati e non notiamo che magari ci troviamo in momenti differenti di vita o che abbiamo modi di essere, di fare o semplicemente gusti molto diversi per cui ciò non accade e non ha veramente senso sentirsi rifiutati.
- Più il nostro livello di coscienza è basso, più cioè ci sentiamo fragili, tristi, stanchi ecc. più colleghiamo il nostro valore personale, il nostro sentirsi amabili e la nostra possibilità di farcela nella vita a quello che gli altri pensano, dicono e fanno rispetto a noi e spesso più tenderemo a sentirci esclusi…Di contro più siamo in contatto con la nostra vera essenza, con il nostro benessere innato meno accadrà tutto questo, perché avremo una diversa visuale delle cose… Quello che io noto, infatti, è che più siamo in contatto con la nostra saggezza (questa è sempre a disposizione di tutti noi) più le nostre azioni, i nostri rapporti fluiscono e penso si possa realizzare quanto le parole di Rainer Maria Rilke affermano:
Una volta accettata la consapevolezza che anche tra gli esseri umani più vicini continuano ad esistere distanze infinite si può evolvere una meravigliosa vita, fianco a fianco, se quegli esseri riescono ad amare questa distanza fra loro, che rende possibile a ciascuno dei due di vedere l’altro, nella sua interezza stagliato contro il cielo…”.

Queste parole, secondo me, valgono per ogni tipo di rapporto e a questo punto la sensazione di esclusione e rifiuto hanno poco senso.
- A volte veniamo esclusi. Punto. Da un gruppo di lavoro, da un determinato tipo di incarichi, da un gruppo di amici, da una festa…Ci sono, comunque, tutta una serie di azioni che noi possiamo fare nella nostra vita per andare in una direzione che sentiamo buona per noi, in cui pulsa vita…facciamo quelle…
Mi piacerebbe veramente sapere cosa ne pensi sull’argomento, quindi se ti va lascia un commento, ti risponderò sicuramente.
Buona vita
Francesca
Grazie Francesca,
quanta nuova prospettiva. Mi hai chiarimo molti rifiuti del passato e ancora qualche sensazione di rifiuto sia come parte attiiva che passiva.
Ho trovato illuminante la prospettiva sulla libertà di scelta. Voglio essere libera di scegliere e tu devi essere libero ma mi devi scegliere. Assurdo. Eppure l’ho vissuto così tante volte.
A presto,
Agnese
Grazie a te, Agnese, per avermi fatto conoscere il tuo pensiero sull’argomento. È proprio vero quello che tu dici:-Vogliamo a volte anche darla la libertà di scelta all’altro, ma in fondo desideriamo che questa ricada su di noi. Penso che questo accada perché colleghiamo il nostro valore personale, che è a prescindere, la nostra possibilità di essere amati, stimati, rispettati all’essere scelti, ma se ci fermiamo a guardare con maggiore neutralità e saggezza la realtà vediamo che nulla di tutto ciò è veramente in gioco.
Un abbraccio, a presto
Francesca