Questo articolo è un viaggio per coloro che, come me, si sono trovati smarriti nel labirinto del non-sentire.

Era il periodo dei miei 18 anni, quando ogni settimana facevo un salto ad Oderzo (in provincia di Treviso) per godermi dei meravigliosi massaggi offerti dalla mia madrina. Ricordo ancora il piacere che provavo dopo il trattamento, ma alla fine di ogni sessione c’era la domanda inevitabile: “Cosa provi?” Seguita dal mio tipico “Boh, nulla!” e uno sguardo di preoccupazione misto ad incredulità.
Nessuno riusciva a spiegarmi cosa dovessi percepire.
Anni dopo, in una di quelle bizzarre giravolte della vita, mi sono ritrovata in un centro Osho, convinta di partecipare a un corso sul “Burnout”. All’epoca non sapevo chi fosse Osho e credevo di aver bisogno di fare qualcosa perché lo stress da lavoro stava assumendo proporzioni gigantesche.
Per quattro giorni mi sono ritrovata a essere oggetto di una pratica di ascolto attivo: uno ascoltava mentre l’altro doveva descrivere ciò che sentiva. Tutti intorno a me riportavano esperienze straordinarie, mentre io continuavo a “sentire”… niente. Il docente, vedendomi così spaesata, arrivò a suggerirmi di abbandonare il corso. Ma la mia testardaggine mi trattenne, e rimasi lì per tutti e quattro i giorni, incapace di capire cosa mi sfuggisse.

Gli anni passarono, e mi ritrovai a un corso sullo sciamanesimo, guidato da due inglesi che parlavano di connessione con l’energia del mondo. Fu un’esperienza fantastica, ancora una volta mentre tutti intorno a me parlavano con gli alberi e con l’universo, io mi sentivo sempre più inadeguata e aliena. La domanda “Cosa senti?” mi metteva in ansia, perché non sapevo né cosa dire, né cosa fare, né cosa avrei dovuto sentire.
Mi rendo conto, ora, che se ho potuto imparare, chiunque può farlo.
La svolta nella mia comprensione è arrivata durante un corso sui 3 Principi, tenuto da Alessandro Saramin. Prima che Alessandro mi chiedesse di studiare i 3 Principi, pronunciò una frase così semplice e illuminante: “Sentiamo ciò che sentiamo. Qualsiasi cosa tu provi è valida, non c’è nulla di sbagliato o pericoloso nel tuo sentire.” In quel momento, si aprì un mondo nuovo per me, consentendomi di esplorare il sentire in modo completamente nuovo.
Forse pensavo di dover percepire sensazioni strane o intense, come incontri angelici o conversazioni con gli alberi. E invece, la prima cosa che ricordo di aver sentito è stata la rabbia. Una rabbia profonda, ma non pericolosa. Da quel momento, ho affinato la mia capacità di ascoltare profondamente, di ascoltare non solo con le orecchie ma con tutto il mio essere.
Ecco cosa ho appreso, anche grazie ai miei clienti molto pazienti che hanno avuto, e hanno ancora, il coraggio di esplorare qualcosa di nuovo insieme a me:
– Il sentire passa attraverso il corpo, che è fatto di fisicità, emotività e pensieri semplici. Ascoltare il vento sulla pelle o riconoscere l’emozione più profonda che proviamo può portarci in luoghi completamente diversi.
– È facile confondere il sentire profondo con i pensieri che derivano da convinzioni radicate o da paure e desideri malsani. Il sentire vero guida le nostre azioni permettendoci di navigare la vita con maggiore leggerezza.
– La differenza sta tutta nella consapevolezza. Essere consapevoli di come funzionano le cose può fare tutta la differenza del mondo. Quando smettiamo di essere autocentrati e impariamo a decifrare i messaggi dell’interconnessione, la nostra navigazione della vita diventa più leggera e piacevole.

Ti ricordi del Centro Osho e del fatto che dopo 4 giorni non avevo capito nulla? In realtà consapevolmente non avevo capito nulla ma qualcosa si era insinuato in me. Molti anni dopo, mentre mi trovavo in un letto di ospedale esausta dal dolore, mi tornò in mente quell’esperienza.
Ad un certo punto ho “sentito”: “Anna (quando parlo con me mi chiamo così), se continui così, scoppi. Adesso ti fermi completamente, ti concentri sul respiro e lasci che dolore, fastidio, prurito, insofferenza e qualsiasi altra cosa passino e facciano il loro corso”. Sorprendentemente, ho scoperto che tutto diventava più tollerabile. Credimi, non avevo mai fatto un corso di meditazione o altro. C’erano solo quei 4 giorni nei quali credevo non mi fossero serviti a nulla. Bada bene, allora non conoscevo ancora i 3 Principi.
Se dovessi tradurre e riassumere tutto ciò in termini di Principi, direi che:
- Alla fine sento solo il pensiero che credo vero in questo momento e più è semplice e mi guida nello stare bene, più è un sentire affidabile.
- Sentiamo molto anche pensieri e sensazioni che crediamo certi e che ci fuorviano dal nostro star bene. Quando lo facciamo, alla fine complichiamo la nostra vita.
- Non esiste un sentire giusto o sbagliato: è semplicemente il modo con il quale esploriamo la realtà intorno a noi. Più impariamo a diventare dei bravi inseguitori di tracce, prima arriveremo là dove vogliamo andare.
- La differenza sta tutta nella consapevolezza: viviamo lo stesso, funzioniamo lo stesso, andiamo avanti lo stesso, ma essere consapevoli di come funzionano nell’essenza le cose può fare tutta la differenza del mondo.

Per dirla tutta, il Principio Mente ci ricorda che tutto è interconnesso. Quando smettiamo di essere autocentrati ed impariamo a decifrare i messaggi dell’interconnessione, più la nostra navigazione della vita diventa leggera e piacevole, anche se non priva di intemperie.
Forse un giorno imparerò a sentire gli alberi e l’universo da un diverso spazio di consapevolezza, per ora mi accontento di sentire ciò che sento. Pace e amen!
Buon sentire a te,
Annalisa
Hei, se vuoi rimanere in questa conversazione ti invito a leggere anche https://www.3principi.it/blog/i-principi-come-via-di-liberta/
Fantastico articolo. Sai Annalisa nella mia esperienza di professionista Shiatsu spesso mi viene chiesto dai miei clienti: “cosa devo sentire”?
La prima risposta che mi viene è un sorriso perché percepisco nella domanda già un sentire che per consapevolezza non viene riconosciuto. Proprio perché crediamo di dover sentire le campanelle, il fruscio dell’aria in una stanza ben chiusa. In verità stiamo sempre sentendo qualcosa. Mi piace quando dici: segui la traccia.
Grazie
Agnese
Grazie… che voglia di abbandonarmi a sentire… cosa non so